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Introduzione

Giovedì 26 marzo 2026 presso l'Università di Bologna si sono riunite oltre 200 persone per confrontarsi su Europa, autodeterminazione e pace: istituzioni, giuristi, associazioni e rappresentanti Saharawi hanno discusso il ruolo dell’UE, della cittadinanza e della solidarietà internazionale alla presenza degli studenti di diritto internazionale.

«La cooperazione internazionale per noi non è solo uno strumento di solidarietà, ma una scelta politica, per la soluzione delle controversie internazionali, in alternativa allo strumento della guerra». Così Luca Rizzo Nervo, delegato alle politiche su Immigrazione e cooperazione internazionale della presidenza della Regione Emilia-Romagna, ha aperto la conferenza “La questione del Sahara Occidentale: la giurisprudenza della Corte Europea sugli accordi commerciali. Il ruolo della cittadinanza e della solidarietà”, organizzata dal dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bologna e dall'ONG CISP – Sviluppo dei Popoli in collaborazione con Regione Emilia-Romagna, Comune di Albinea e le associazioni Rete Saharawi, Nexus Emilia-Romagna, Kabara Lagdaf e Rete Tifariti e con il supporto del Comune di Ravenna.

Studenti, istituzioni e associazioni si sono confrontati sulle responsabilità dell’Europa negli accordi commerciali con il Marocco, conclusi senza il consenso del popolo Saharawi, le cui risorse vengono sfruttate in un territorio occupato. «Lo status internazionale del Sahara Occidentale – ha dichiarato Sidi Omar, rappresentante del Fronte Polisario alle Nazioni Unite – pone una questione centrale: difendere l’autodeterminazione ed evitare che la forza torni a essere il principio dominante».

Un diritto spesso sacrificato per equilibri geopolitici. «La tutela della pace e della sicurezza internazionale – ha osservato Alessandra Annoni, docente di Diritto internazionale all’Università di Ferrara – non può giustificare la sospensione dell’autodeterminazione. Occorre recuperare il ruolo di altri organi ONU come l’Assemblea generale e la Corte internazionale di giustizia». Il tema giuridico si intreccia con l’impegno della società civile italiana. «Questo è un appuntamento per accompagnare le diverse realtà impegnate e indicare come sostenere il Sahara Occidentale», ha spiegato Giulia Olmi del CISP, in rappresentanza di associazioni che in Emilia-Romagna e in Italia operano sul sostegno alla popolazione Saharawi.

L’evento, coordinato scientificamente da Marco Balboni, docente di diritto internazionale dell'Università di Bologna, ha visto anche l’intervento di Lucio Gussetti, già agente del servizio giuridico della Commissione europea sul dossier UE-Marocco: «Se non risolta, la questione Saharawi può diventare un rischio per il progetto europeo, alimentato da interessi economici e politici legati a frontiere e commercio di armi, che devono essere resi pubblici».

I Saharawi vivono da oltre 50 anni nei campi profughi in Algeria, mentre il Sahara occidentale, loro territorio d’origine, è occupato dal Marocco che ne sfrutta le risorse attraverso accordi con l’UE. «La Regione Emilia-Romagna – ha concluso Rizzo Nervo – ha investito nella passata legislatura oltre 650mila euro, a fronte di un investimento complessivo del territorio di circa 1 milione di euro, per la realizzazione nel complesso di 19 progetti per il sostegno al reddito delle donne, a educazione e sanità, in continuità con un impegno attivo dal 1999: uno strumento di pace e giustizia, due dimensioni inseparabili. Con il bando del 2025 sono poi stati finanziati 4 progetti per un investimento regionale pari a 155mila euro, a fronte di un costo totale dei progetti pari a quasi 225mila euro».

Ultimo aggiornamento: 15-04-2026, 15:38